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Oltre alle numerose spiagge, alla bellezza del suo mare, al luccichio delle
serate mondane, vi è una Gallura diversa, che custodisce al suo interno un
patrimonio di
natura, archeologia, storia, sagre e folklore tradizione, una Gallura dagli intensi profumi, dai
sapori antichi e dai valori autentici. La particolare struttura morfologica della Sardegna - in particolare la
parte nord-est - costituita dalla catena montuosa del monte Limbara, forma una
barriera fisica non indifferente, separando questa parte settentrionale dal
resto dell'isola, mentre le ampie vallate del massiccio granitico, scendenti a
nord, si aprono verso il mare in direzione della vicinissima Corsica,
formando con questa quasi un unicum, separato soltanto da un esile
braccio di mare.Questa vasta area, conosciuta come Gallura, insieme alla Corsica ha
costituito, per la sua particolarità geografica, il punto di transizione o di
incontro per i popoli che risalivano dal Mediterraneo orientale e quelli che si
affacciavano sul continente tosco-ligure-provenzano (le isole dell' Arcipelago
Toscano distano 30 Kilometri circa).
Il nostro agriturismo si trova nel cuore di una zona
archeologica, e molti sono i siti che si possono visitare
Siti archeologici nella zona
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REGIONE CAPICHERA
La morfologia di
questa zona, ideali allo sviluppo di economie agro-pastorali, ha
privilegiato l'insediamento umano dall'Età del bronzo ai giorni
nostri.
A documentare i momenti
più antichi del popolamento di Capichera è un complesso archeologico il cui
nuraghe, LA PRISCJONA, svetta sulla cima del colle granitico.
Attualmente
oggetto di campagne di scavo e restauro, il monumento è costituito da una
torre principale inclusa in un bastione provvisto di almeno tre torri ed
ulteriormente circondato da una cinta muraria turrita. Attorno, si sviluppa
un villaggio di capanne circolari e, più a valle,
a circa 800 metri di
distanza, la tomba di giganti
di Coddu Vecchju.
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LA TOMBA DI CODDU VECCHJU
E' l'esempio del tipico sepolcro
collettivo della civiltà nuragica; è costituito da un corridoio di
sepoltura coperto da lastroni e originariamente sovrastato da un
tumulo di terra e pietrame.
Nella stele centrale, le fasce in rilievo che la ornano ed il portello
di comunicazione col corridoio di sepoltura rappresentano nell'insieme
una "falsa porta", simbolo del rapporto con l'aldilà.
Recenti scavi in tombe similari hanno dimostrato che le sepolture dei
defunti avvenissero calando il defunto dall'alto, mediante lo
spostamento di una delle lastre di copertura. Si spiegano così le
ridotte dimensioni del portello che avrebbe un valore simbolico.
L'antistante spazio semicircolare ad esedra, delimitato da lastroni
infissi verticalmente, era riservato al culto ed ai riti di offerta
per i defunti.Il sepolcro di Coddu Vecchju è il risultato di due
momenti costruttivi: ad una prima tomba a galleria (1800 - 1600 a.C.)
fu aggiunta l'esedra con la grande stele centrale, attestando la
peculiare ed esclusiva rielaborazione nuragica della allée convérte,
il tipo tombale diffuso nell'ambito del megalitismo europeo.
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REGIONE LI MURI
L'uomo, infatti, vi si
è insediato fin dal IV millennio a.C., progredendo da piccole comunità
di pastori e agricoltori fino alle più organizzate ed eclatanti
espressioni della
civiltà nuragica.
In quest'area sorge una
delle necropoli galluresi, di cui si evidenziano le similitudini con siti
presenti in Corsica, nei Pirenei, nelle Isole Egee, che la rendono parte
integrante del fenomeno "megalitico" europeo.
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NECROPOLI DI LI MURI
Una dei più antichi insediamenti
della gallura.Ed è il complesso megalitico meglio conservato. La necropoli si compone di quattro ciste dolmeniche ed
una piccola "allée", ciascuna costituita da lastre infisse a coltello,
contornate da una serie di circoli di pietre, residuo di un tumulo di
terra e pietrame che copriva ciascun sepolcro. Dobbiamo perciò
immaginare la necropoli costituita, nella sua completezza, da una
serie di collinette l'una tangente all'altra. Fra di esse, emergevano
i simboli della divinità: i betili, pietre erette, ritenute sede del
dio. In prossimità dei circoli e nello spazio compreso fra i loro
punti di tangenza, piccole cassette litiche dovevano accogliere le
offerte al momento dell'inumazione. Questa doveva rispettare rituali
particolari, fra i quali l'uso di dipingere il corpo del defunto con
ocra rossa per garantire simbolicamente la rigenerazione. Raffinati
manufatti in selce e steatite, fra i quali una coppetta
eccezionalmente lavorata, lame di coltello, numerosi grani di collana,
pomi sferoidi in pietra verde, segnalano i defunti di Li Muri come
personaggi di spicco, portatori di un'economia prevalente pastorale,
usi al combattimento.
TOMBA DI LI LOLGHI
La tomba di giganti di Li
Lolghi si erge su un modesto rilievo dal quale domina un’ampia vallata
orlata dai alture granitiche più o meno elevate che culminano verso
sud-ovest con le cime del Limbara. Per la monumentalità e la sua posizione
di ampio dominio panoramico essa è ancor oggi espressione del prestigio,
della volontà di potere della comunità che la costruì. Doveva
presumibilmente essere legata ad una vasto insediamento, ubicato intorno al
nuraghe Lu Naracu, del quale non sono più visibili i resti.La fronte colpisce la vista del
visitatore, con i suoi quattordici monoliti infissi a coltello che
delimitano un’area cerimoniale semicircolare, detta esedra. Al centro
campeggia un’alta stele formata da un’unica lastra e decorata da un bordo a
bassorilievo che divide la superficie in due parti. Essa ci appare come un
maestoso portale che rappresenta l’ingresso alla vita ultraterrena. Il monumento è il risultato di due fasi costruttive.
Nell’età del Bronzo Antico (1800-1600 a.C.),
venne realizzata la parte terminale della tomba che
costituisce una allée converte (= tomba a corridoio coperto). Ad essa
si aggiunsero alla fine del Bronzo Medio il lungo
corridoio funerario e l’esedra oltre all’enorme tumulo di terra e
pietre, che riveste le pareti dell’intera sepoltura. I
materiali rinvenuti inducono a ritenere che la tomba sia stata utilizzata in
periodo compreso tra il 1400 e il 1100 d.C.
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REGIONE MALCHITTU A circa due chilometri dal
centro abitato di Arzachena, direzione Cannigione, lungo la strada statale
125 Olbia-Palau si trova la regione denominata "Malchittu". Qui sono situati
due
fra i più interessanti complessi archeologici del territorio: l'Albucciu
e il Malchittu, il primo ubicato nella piana, il secondo arroccato sulle
alture che dominano quest'ultima verso nord est.
Composti da edifici d'abitazione, fortezze,
luoghi di
culto e funerari, documentano affascinanti quadri di vita quotidiana di
popolazioni da un lato fautrici di una cultura
di alto livello, detentrici
di elaborati sistemi costruttivi, di ottime tecniche artigianali nella
lavorazione del metallo, della pietra e del legno, tanto da consentire una
fiorente attività di scambio; dall'altro, usi ad un tenore di vita semplice,
con un'economia basata principalmente sull'allevamento e sull'agricoltura.
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IL TEMPIETTO DI MALCHITTU
In un breve avvallamento incastonato
fra le due cime più elevate, vi è un edificio a pianta subrettangolare
con pareti curvilinee, quasi ad abside. Si tratta di un tempio che,
per la particolarità dell'atrio quadrangolare precedente la camera, si inquadra nel
tipo detto "a megaron".Se ne conoscono altri esempi nel resto della Sardegna, ma l'ottimo
stato di conservazione di quello di Arzachena ne aumenta l'interesse e
consente, all'osservatore, di poterne interpretare con facilità
l'aspetto originario. Manca, infatti, solo il tetto ligneo che copriva
sia l'atrio che la camera.Il tetto doveva essere a doppio spiovente, con una trave centrale,
alla quale si appoggiavano trasversalmente i travetti che sostenevano
le frasche a fasci ed intrecciate.
Nell'atrio, che anche originariamente presentava il lato anteriore
aperto, spicca la facciata del tempio, culminante con un frontoncino.Nella porta, delimitata in alto da un sottile architrave, si evidenzia
uno degli accorgimenti tipici dell'edilizia nuragica: il finestrino di
scarico, anch'esso architravato.Caratteristico il sistema di chiusura che si rinviene anche nel
nuraghe Albucciu: due nicchiette contrapposte per l'alloggiamento del
palo di blocco della porta lignea. Superato
il breve andito, le caratteristiche nell'unica grande camera del
tempio fanno immaginare l'espletarsi di riti comunitari, ma è
sconosciuta la divinità a cui erano rivolti. Un bancone appoggiato al
muro di fondo accoglieva probabilmente il simbolo del culto e gli
ex-voto, che lo scavo ha restituito purtroppo illeggibili,
completamente triturati dal groviglio di radici del grosso leccio
cresciuto sulle murature. Inoltre, una serie di sedili lungo il lato
destro della camera doveva essere riservata alle persone ammesse ai
rituali, durante i quali doveva ardere il focolare circolare posto al
centro dell'ambiente.All'originalità della struttura hanno risposto anche i dati di scavo:
una serie di elementi scientifici che hanno consentito di attribuire
la costruzione all'Età del Bronzo medio, la stagione nella quale il megalitismo nuragico trova la sua affermazione.
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IL NURAGHE ALBUCCIU
Fanno parte del complesso di Albucciu un nuraghe,
un villaggio di capanne circolari ed una tomba di giganti (tomba
Moro). Il nuraghe, generalmente ritenuto anche abitazione
fortificata del capo del villaggio, si erge addossato ad un'emergenza
granitica della quale ingloba ampie porzioni, condizionando la forma
complessiva della costruzione. Il prevalere della massa sugli spazi e
l'articolazione degli ambienti fanno ascrivere l'Albucciu alla categoria dei
nuraghi "a corridoio", anche se le coperture tronco-ogivali risentono
dell'esperienza della tholos, vale a dire della falsa cupola.
L'ingresso si apre sulla facciata est, scandita da una
serie di mensoloni che, originariamente in numero più cospicuo, dovevano
reggere una balaustra lignea a protezione del terrazzo. Oltre l'ingresso, si
notano alcuni elementi del sistema di chiusura mediante una porta lignea,
bloccata da un palo alloggiato in due nicchiette contrapposte sulle murature
laterali. Ci si ritrova, quindi, in un andito trapezoidale il cui soffitto
vede l'impiego di una falsa cupola interposta fra un tratto di copertura a
lastroni piani ed un tratto a gradoni ascendenti, in corrispondenza della
scala che porta al piano superiore.
La padronanza nell'uso di tecniche ed espedienti
architettonici elaborati, quali quello del finestrino di scarico che
alleggerisce il peso della struttura nel punto di maggior debolezza
dell'architrave, vale a dire in corrispondenza della luce della porta, è ben
visibile nella camera che si apre a destra del corridoio e negli ambienti ad
essa concatenati. A sinistra, invece, un profondo ripostiglio per la
conservazione di derrate è parzialmente scavato nella roccia e coperto a
lastroni. L'ambiente più ampio dell'edificio si sviluppa nel
versante sud, con l'accesso da una presumibile scala a pioli calata dal
terrazzo in un cortiletto attiguo al suddetto vano.
La copertura era
ottenuta con l'aggetto graduale delle pareti, che si elevano ad un'altezza
tale da consentire la creazione di un soppalco di legno che scompartiva il
vano in due piani. In quello inferiore, una finestra bifora garantiva
l'illuminazione e l'aerazione; un sedile in prossimità del focolare ed un
armadietto a muro creano ancora la suggestione del soggiornarvi. Il piano superiore del nuraghe è occupato da un ampio
terrazzo. Su di esso si articolano cinque ambienti ed un'area subcircolare,
dove si dovevano svolgere le principali attività della vita quotidiana
dell'edificio, a giudicare dalla quantità di manufatti rinvenuti. Ad un'economia semplice, basata sulla pratica della
pastorizia e dell'agricoltura, si ricollegano le forme ceramiche restituite
dagli scavi. Per contro, oggetti di bronzo e rame di importazione, insieme
ad altri di fattura locale, hanno offerto testimonianze dalla presenza della
comunità di Albucciu nei traffici commerciali trasmarini.
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